Io invece mi chiedo da quando siamo diventati così?.

Da quando qualcuno ha deciso di calvalcare la (lecita) paura per perseguire altri fini.

Post da incorniciare a tenere a portata di mano. Complimenti.


Io invece do del "tu" a tutti, a italiani e stranieri.

Ma dare del "tu" o dare del "lei" non è importante, è solo un formalismo.

L'importante è il rispetto.

Che ne pensa, lei, che è una filosofessa?


E' la "forza della corrente".
Basta distrarsi un attimo e si viene portati via dal non-pensiero generale. Dal Luogo Comune, la cui unica verità è che, semplicemente, non esiste.
Noi italiani, pizza core e mandolino.
I rumeni, tutti zingari e ladri.
Gli americani imperialisti.
La politica sporca.
...


Io dentro mi sento spesso una voce cattiva, infastidita da comportamenti assolutamente banali e non certo così fastidiosi di persone che ho attorno. E questo mio modo di reagire mi fa paura e fastidio. Non ho nemmeno un quarto di secolo e a volte mi ritrovo a pensare come una strega.
Il "da quando" lo so, non ho ancora trovato una risposta al "perchè" sono diventata così...

Un abbraccio e grazie per questo post


Caro demone, grazie a te, che mi segui sempre da vicino.
Quello che dici è vero, ma non mi sento particolarmente ricettiva agli spauracchi agitati sui media o dai politici.
E' qualcosa di più profondo.
Che ha a che fare col nostro pessimo stile di vita, da un lato, e forse col fatto che non ci sentiamo tutelati a sufficienza, dall'altro.

Caro Gianluca, una filosof-fessa come me pensa che se dai a tutti del tu va bene, ma io non lo faccio.
Quando entro in un negozio mi rivolgo con il lei al commerciante, quindi perché dovrei dare del tu all'ambulante africano?
Nel mio caso non è solo una questione di forma, ma di sostanza.

Cara Legionaria, hai ragione, ma io cerco di non distrarmi.
Come dicevo a demone, si tratta di qualcosa di più sottile e insidioso.
Probabilmente è chiusura, asserragliamento, che forse fa solo parte dell'invecchiare e forse no.

Cara bangiu, non sono certa di avere capito che cosa ti rende una strega.
Per il resto concordo: il mio "da quando" è, anche, soprattutto, un "perché".
Un abbraccio a te.


Ma se il commerciante fosse pure un tuo amico? Gli dai del "lei" oppure del "tu".
E se io fossi "quel" commerciante?
Ti spiego perchè per me è facile dare del "tu": dove lavoro (una grande azienda di telecomunicazione) è obbligatorio dare del "tu". Sempre, anche se stai parlando con l'amministratore delegato.
Chiunque del mio ufficio e anche non conosco: più grande o più giovane.
Io do sempre del "tu".


Nelle circostanze che hai delineato, Gianluca, anch'io mi rivolgo con il tu alle persone. Ma il venditore senegalese non è né un amico, né un collega.
Comunque il punto è proprio questo: io sono solo una persona formalmente educata o anche realmente libera da pregiudizi e condizionamenti?
La mia chiusura è solo dettata dall'età che avanza e dall'assuefazione all'indifferenza lombarda o è sintomo di un'inquietudine più profonda, che scaturisce da una sensazione interiore di minaccia? Che è rafforzata dal fatto che non mi sento sufficientemente tutelata dalla giustizia dello Stato in cui vivo? Dal fatto che non ho nessuna fiducia nella possibilità di difendermi (di essere difesa) da eventuali abusi e soprusi (compiuti da chiunque, italiano o streniero che sia)?
E' una brutta cosa in entrambi i casi, ma non è la STESSA cosa.
Un caro saluto.


Io penso che fai bene a porti questa domanda... Ce la dobbiamo sempre porre. Non dobbiamo diventare così, anche se la "paura del diverso" è una realtà che ci viene istintiva... E' come essere in un territorio di confine, ci si guarda da lontano prima di aprire le porte, ma dobbiamo avere la capacità di farlo e non chiuderle mai a priori. Io ho amiche di Capo Verde, brasiliane, peruviane e sono le persone migliori che conosco... Poi conosco altri stranieri che non sono diventati amici: li rispetto e chiedo rispetto. Ma un'apertura è importante: conoscere il nuovo, vincere la paura... Un abbraccio e grazie per essermi stata vicina. Giulia. Tornerò a leggere gli altri tuoi post, perchè non posso ancora stare al computer molto. Sei la prima che vengo a visitare.


Cara Giulia, sono contenta che tu sia uscita (quasi) indenne dalla tua disavventura e davvero onorata di essere la prima che sei venuta a visitare.
Spero di riaverti presto e spesso, qui.
Nel merito: tutto ciò che dici è sacrosanto. Io ho amici (e parenti) croati, messicani, peruviani, eritrei... Ma questo, purtroppo, non mi aiuta nella situazione che ho descritto.
Un affettuoso saluto.


Forse così lo siamo sempre stati, ma non avevamo mai avuto modo di sperimentarlo. Chissà. Un abbraccio.


Effettivamente, pessimesempio, noi siamo sempre stati gli straccioni d'Europa e del mondo...
Un abbraccio a te.


Cara Laura,
i pensieri da strega a cui mi riferisco sono del tipo: "potessi mandarli a casa tutti, o quasi...", “altro che solidarietà e sostegno: se vogliono vivere come gli pare, e sfornare decine di bimbi per mandarli ai semafori, se ne tornino nei loro Paesi!”.
Questo mi spaventa, perchè scopro in me l'impronta di una creatura piccola e meschina, vecchia nel senso peggiore della parola: stantia, che rischia di perdere lo slancio di vita, di Amore, la linfa di luce che distingue un'anima giovane da una vecchia (l'età anagrafica non c'entra).
Hai presente Gollum de Il Signore degli Anelli?
Ed è curioso come questo sentire sia entrato in me dopo la mia esperienza di vita in un Paese dove ero io la Straniera. Ero comunque una Straniera invidiata, perchè proveniente da un Paese ricco, ma ricordo la sensazione degli occhi puntati su di me per strada solo perchè non ero del posto. Era brutto essere, prima che Giulia, "La Italiana". Non avevo la loro pelle. Non il loro accento, per quanto correttamente parlassi la lingua.
E mi è capitato di esser senza soldi e avere un po' di fame, e trovarmi al supermercato a contare i centesimi che differenziavano una marca di biscotti da un'altra. Comprare alla fine la più economica (e più scadente), pensare "che schifo..." leggendo gli ingredienti. Ed era solo "fame" da spuntino, non da pranzo o cena... E solo per un giorno, non per mesi…

Poi mi capita di incrociare il ragazzo che fa le pulizie in Uni da me, e rivolgermi a lui come mi rivolgerei alle commesse della Coin. Perchè ho provato cosa significa pulire i sanitari usati da incivili, e sento profondo rispetto per lui. Io l'ho fatto per pagarmi le vacanze, lui con molta probabilità lo fa per pagarsi gli studi, o la casa.

Sento un seme di strega dentro perchè non riesco a guardare "gli Stranieri" senza pregiudizi, con quell'agape che comunica fiducia, quello sguardo che può far vedere alle persone la loro essenza migliore. O farle sentire amate perché sono, innanzitutto, “semplicemente”, Persone.

Strega perchè spesso non-guardo così chi semplicemente è ALTRO da me, anche se italiano, per un taglio di capelli o un tono della voce o un certo modo di vestire.

Prima il pregiudizio/ il giudizio, poi lo sguardo del cuore. No.
Non mi va a 22 anni di essere così vecchia.

PS: scusa per tutto questo spazio occupato, e per le mie solite frasi con poco capo e poca coda… Sono foto di me, ora.


Cara bangiu, invece grazie a te per questo contributo.
Il "pre-giudizio", secondo me, oltre che essere inevitabile (con chiunque) è anche necessario.
Altrimenti ci verrebbero a mancare le categorie di riferimento per interpretare il mondo.
L'importante è che il pre-giudizio venga presto superato e subentri il giudizio.
Tutto questo, però, ha a che fare con la testa, con la ragione.
Io temo invece che il mio atteggiamento abbia a che fare più col cuore.
E' questo che mi sembra gravissimo.
Un abbraccio.




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