Insulti e acidità verso terze persone saranno editati. I commenti senza email saranno ignorati.

Gravatar ultram mexico ultram mexico ultram mexico. muscle soma muscle soma muscle soma.


Gravatar Bob, non sei un intruso ma un po' entrato con le scarpe sporche di fango sei. Per restare in metafora, è come se io venissi a casa tua e ci stessi fino alle due di notte, e dopo ore di conversazione nelle quali ti è ormai chiaro che non ci troveremo mai d'accordo su un punto, insistessi comunque perché tu mi intrattenessi nella conversazione. Ecco, se io fossi mafe ti avrei già risposto: scusa, non offenderti ma io vado a letto, chiudi quando esci.


Gravatar CVD...

Me ne farò facilmente una ragione credimi!

bob


Gravatar c'e' nei blog italiani una specie di "salotto buono" dove basta entrare e non essere d'accordo con i frequentatori abituali per sentirsi

ho smesso di leggere qui.


Gravatar Amici miei qualche volta resto un tantino sconcertato: c'e' nei blog italiani una specie di "salotto buono" dove basta entrare e non essere d'accordo con i frequentatori abituali per sentirsi come un intruso sul tappeto tibetano con gli stivali sporchi di fango!
Io credo che quando si discorre e non si è d'accordo su qualche cosa può benissimo darsi che si abbiano sull'argomento idee diverse e non considerare automaticamente che chi dissente non ha capito concetti che vengono evidentemente considerati aprioristicamente corretti. Dire a qualcuno che non è d'accordo che lo spieghi per l'ultima volta o considerare le sue argomentazioni non come tali, ma solo sterili ansie di puntualizzare senza voglia si capire non mi sembra l'atteggiamento giusto.

Vedi Mafe essendo io una persona di media intelligenza quando parlo di contenuti e di blog mi rendo perfettamente conto che stiamo parlando di un bene immateriale che del resto non è questa grande novità: i guitti di strada hanno da sempre donato qualche cosa a qualcuno che non conoscevano e che loro mon conoscevano senza pedita del possesso del bene e soprattutto, questa è la parte che la rete ha amplificato enormemente, senza costi di produzione proporzionali al mumero di persone raggiunte. La rete in realtà nulla di nuovo permette, cambia solo in modo immenso le velocità e le masse partecipanti.

Ebbene io credo che quando qualcuno scrive qualche cosa un qualche fine lo ha sempre, la scrittura spontanea senza alcun fine semplicemente non esiste: anche quando scrivi sul quadernetto nero che tieni nel cassetto e che mai farai vedere a qualcuno hai un fine, se non avessi un fine semplicemente non scriveresti. I fini possono essere molteplici, consci o addirittura inconsci, ma sono il movente intrinseco diogni azione umana.

Se poi pubblico quello che scrivo la presenza di un fine è ovvio: gratificazione, protagonismo, voglia di evangelizzare, voglia di sentire cosa ne pensano gli altri e perchè no denaro non sono che poche delle possibili motivazioni. Del resto se non scrivessi perchè una cosa venga letta perchè mai la pubblicherei?

Non mi riferivo al concetto antropologico del dono, ma a una dottrina economica, "l'economia del dono", oggi molto usata per spiegare i fenomeni della rete con particolare riguardo allo scambio di beni immateriali, possiamo anche cambiarla, ma forse vale la pena di cambiarle anche nome perché se no finisce che non ci papiamo più.

Sono abbastanza d'accordo sul fatto che la ossessiva discussione sul contenitore rischia di essere sterile e priva di significato, ma alla fine se ci pensiamo bene qualsiasi discussione ossessiva lo diventa!

bob

PS a proposito di contenitore secondo voi chi è quel pazzo che ha per primo immaginato di mettere i commenti in un ordine che in tutte le culture del mondo è inverso rispetto alla nozione di ordinamento?


Gravatar Bob, credo che Mafe intendesse esprimere qualcosa di diverso. Non importa se il blog venga *diffuso* gratuitamente o meno. Importa che se chi lo scrive viene pagato, allora si perde - giocoforza - in naturalità. Faccio un esempio: scrivo un blog senza fine di lucro e nessuno mi legge. Ok. Continuo. Al contrario, scrivo un blog con fine di lucro (chi me lo commissiona vuole che il blog sia letto, magari per motivi pubblicitari) e nessuno mi legge. No buono. Sicuramente cambio approccio. Cerco di scriverlo *affinchè* venga letto. Ergo non sono più naturale. Se c'è un lucro da qualche parte, allora le leggi di mercato devono essere rispettate (altrimenti addio lucro). Non si scappa. E se si cominciano a rispettare le leggi di mercato, addio naturalità. Riguardo al fatto che lo strumento possa essere anche contenuto...evidentemente sono io che non riesco mai a spiegarmi: tu puoi scrivere un post sullo strumento cacciavite. Certo. Nessuno ha niente da eccepire. La cosa diventa 'seccante' però se nel tuo blog non parli mai di altro al di fuori del cacciavite. Allora la domanda che pongo è la seguente: meglio un blog che parla di bricolage (e a volte anche del cacciavite o del trapano) oppure un blog che analizza *esclusivamente* e fino all'ossessione le modalità di uso del cacciavite? E se poi inizi a scoprire che molti blog si legano tra loro e parlano tutti di questo odiosissimo cacciavite, e lo stesso messaggio viene sviscerato in tutte le salse da tutti, finisce che invece delle viti inizi ad usare i chiiodi per disperazione (se ora non mi sono spiegato ci rinuncio)


Gravatar Roberto, ignori una parte del mio ragionamento, che è una parte qualificante e tipica del dono di contenuti (e anche di sé).
Il punto non è essere pagati, ma modificare ciò che spontaneamente si farebbe per essere pagati (o piacere di più, o avere tuoi amici). Siamo fuori dalla definizione antropologica di dono? Bene, facciamo un passo avanti, considerando che ci muoviamo in un ambiente immateriale (dove l'atto del dono è una condivisione senza privazione) e spesso privo di relazione esplicita (io scrivo per chi non conosco, io leggo chi non conosco).
Uscirei dall'ansia puntualizzante per cercare di capire di cosa sto parlando o perché, altrimenti è una perdita di tempo.


Gravatar Mafe quello che dici sul programmatore vale se non un programmatore Linux, ma uno che sviluppa applicazioni su Linux.
I programmatori per esempio Novel che, pagati, sviluppano il kernel SUSE che poi viene distribuito gratuitamente sono pienamente nel meccanismo del dono (se intendi come credo per economia del dono le teorie di Mauss) perché il meccanismo attiene al modo di distribuire i beni, non alle modalità con le quali vengono prodotti.
Se tu scrivi pagata un blog per un tuo cliente e se il prodotto del tuo lavoro viene donato sei pienamente anche tu nel meccanismo del dono: Google è un esempio classico di economia delle risorse sovrabbondanti o del dono, anche se guadagna e fa guadagnare i suoi impiegati.
E' una teoria antropologica che nulla ha a che fare con cose come l'altruismo: il cacciatore dei villaggi antichi donava il frutto del suo lavoro non perché buono d'animo, ma per restare nel meccanismo che faceva sì che altri raccogliessero la legna per e qualcun altro si occupasse di difendere la loro casa mentre loro erano a caccia. Intendiamoci non scambio mercantile o baratto, ma una vera economia della abbondanza: la controparte non è definita come nel baratto, ma esiste nell'ambito di regole dettate dalla consuetudine.

Maurizio non vedo cosa ci sia di male nel parlare degli strumenti, quando parli di strumenti di pubblicazione in un sito o in un blog che tratta di disegno di siti in realtà il discorso sullo strumento E' a tutti gli effetti contenuto.

bob

PS "riflettere" non ha un senso di ritorno su se stessi come nello specchio, ma etmologicamente significa indirizzare i raggi del proprio pensiero verso qualche cosa. Del resto se così non fosse una frase del tipo "Stava riflettendo se mangiare ostriche o foie gras" non avrebbe alcun significato!


Gravatar Non nego l'utilità della riflessione. Il punto è che spesso si riflette troppo sullo strumento e molto poco sui prodotti ottenuti grazie ad esso. In altre parole: contenuti.


Gravatar Maurizio, non credo tu voglia negare l'utilità della riflessione (che si chiama così proprio perché agisce su sé stessa). Discriminare tra "amatoriale" e "professionale" è una teoria, è una costruzione teorica, serve per avere coscienza dei propri strumenti, per capire che cos'è un cacciavite e che la vite si inserisce ruotando in senso orario.
Il punto allora scivola verso la qualità generale dei blog. Spesso aiuta conoscere i meccanismi dei blog per scrivere un blog di qualità, ma più che spesso la conoscenza dei meccanismi ti permette di essere popolare e letto. Tutto di guadagnato insomma: ben venga la riflessione, che magari poi porta ad una scelta di politica coerente con i nostri fini.

(Mafe, ricevuto, ti credo. Ma tienilo d'occhio! ;) )


Gravatar Novecento, quando ho detto 'pippe mentali' intendevo: qui si discute dei blog (weblog, cioè dei diari elettronici, dei log, dei 'diari di bordo....anno astrale 3538...il comandate Kirk' etc). Ma i blog sono dei diari personali (dove però i visitatori hanno la facoltà di commentare). Sono uno *strumento* non un *fine*. Discutere sul blog è come discutere sul cacciavite, sulla chiave inglese, sulla penna stilografica, sulla carta. Ma il cacciavite è meglio usarlo perfettamente verticale o può anche essere parallelo al terreno? Non si rischia di spanare la testa della vite? E' il caso di usare lo 'svitol'? Occorre premere per evitare di spanare la vite? E via dicendo...Ma gira quel BIP di cacciavite e svita quella BIP di vite! Che diamine! Questo è ciò che intendevo con 'pippe mentali'. Se io scrivo un libro posso farlo per vendere o perché mi piace scrivere. Ma vale per tutte le cose, anche per la musica ad esempio. Si chiama 'letteratura commerciale', 'musica commerciale'. E' vero che se uno fa qualcosa con il fine del lucro si perdono indubbiamente dei vantaggi (ma magari se ne acquisicono altri più 'materiali'), infatti la musica commerciale non è arte. L'arte al contrario può essere commerciale ma solitamente non lo è. Perché non è diretta alla massa. Ma allora se solleviamo queste perplessità sui blog, dovremmo farlo anche sulla letteratura, sul cinema, sulla musica, sulla pittura. E' indubbio che se si punta al lucro si perde in spontaneità. Mi sembra evidente. Ma ognuno decide come e di cosa scrivere. E' come se io scrivessi un post dal titolo: 'ma la musica è commerciale o è una forma artistica?'. Oppure 'si perde qualcosa facendo musica solo per vendere? O forse è meglio farla perché si gode a crearla?'. Che senso hanno post simili? Pippe mentali, appunto. Sono dei post che mi aspetterei di leggere sul blog di Gigi Marzullo: 'ma i blog aiutano a vivere o la vita aiuta a scrivere i blog?'. Oppure: 'ditemi un titolo di un post e commentatelo' . :-))) Il blog è una cosa personale, un diario. Non è un giornale, che è meramente indirizzato ad un pubblico. Io credo che uno debba scriverlo come meglio crede, senza farsi troppe domande. Anche se, devo ammetterlo, la perplessità che ho io ultimamente è in merito alla 'responsabilità' di chi scrive un blog. Cioè, io vorrei scrivere quello che cavolo mi pare ok? Però sono consapevole che ci sono 4 gatti che mi leggono. Questo in qualche misura mi condiziona. Non dovrebbe essere così ma tant'è. Spesso nei miei post vorrei scrivere: 'io ho trovato queste info, ma non sono un guru e potrei anche aver scritto un sacco di...BIP..., sappiatelo e non vogliatemene'.


Gravatar Nov, ti capisco, anch'io sono spesso criptica.
Però davvero, il Vanz è il tipo nell'ufficio del tuo capo? No, a meno che il tuo capo non sia io (nel senso che è in ufficio con me)


Gravatar Detesto risultare troppo criptico :D Sorry.
(L'assistente, quella del vostro penultimo post), (Sky master, il mio capo!)


Gravatar Assistente nascosta? Sky Master?
Sento che la Torre Nera sta per cedere.


Gravatar Mafe, sono d'accordo al 100% e ti dirò che la cosa che mi rattrista (o meglio, mi ha rattristato) di più è stata la difficoltà di trovare qualcuno che riuscisse ad agire per agire.
Un po' come voi e la vostra assistente nascosta.

(Ma è Vanz il tipo nell'ufficio dello sky master?)


Gravatar Se uno sviluppatore Linux - come accade - usa il lavoro della comunità per creare software senza poi rimetterlo in distribuzione, esce dall'economia del dono. E' la stessa cosa. Se io scrivo per l'interesse di qualcuno, non faccio l'interesse della comunità.


Gravatar Mi sembra un approccio interessante, due cose non capisco.

Non capisco la distionzione tra blogger professionista e blogger amatore, in verità sono tenuto a ritenere blogger professionale solo chi fa unblog pagato da qualcuno, ma forse mi sbaglio. Io per esempio non riesco a definirmi in questa tassonomia.

Non credo sia corretto affermare che se io scrivo il blog per un fine esco dalla economia del dono. Il concetto attiene al rapporto con chi usa per esempio il blog che non paga, il fatto che io possa essere pagato da qualcuno non cambia la cosa.

Se considuri Linux, l'esempio classico di economia del dono, il fatto che ci siano sviluppatori Linux pagati non cambia nulla.

bob


Gravatar Grazie Novecento, gran bell'argomento.
Sull'agire per agire io ci ho costruito tutta la mia vita (e non mi è andata malaccio), sarà anche per questo che mi preoccupa non poco l'uso strumentale di certi ambienti.
C'è anche una componente di preoccupazione per certi discorsi sentiti pari pari nel 2000, a proposito delle community, con le conseguenze che moltissimi hanno già allegramente dimenticato.


Gravatar Ho appena finito di studiare "sociologia del consumatore", quindi mi viene facile pensare alla motivazione intrinseca.
C'è una bella differenza tra agire per una ricompensa e agire per l'agire, non sono pippe mentali e parlarne è più che legittimo (è necessario, forse).
Non è neanche così ardito accomunare l'arte al blogging: si parla sempre di espressione, di comunicazione, di letteratura (o pseudo-tale). Esiste chi scrive perché gode a scrivere, come potete pensare che non sia così?
Certo, i blog non sono diari privati, quindi si gode anche nel farsi leggere, probabilmente soprattutto nel farsi leggere. Ma la distinzione è possibile e, vorrei dire, quasi oggettiva.
Voi (autori e commentatori) siete esperti blogger: saprete ben se scrivete più perché dovete scrivere (come diceva Rilke) o più perché amate essere letti.
Il punto è che le due pulsioni non si escludono affatto (perché nello scrivere c'è anche una componente di espressione che sfocia dritta nella comunicazione, in un tutt'uno). La questione sta nella predominanza di una o dell'altra, cioè dal verso in cui la si prende: "vorrei che qualcuno mi commentasse, cosa scrivo oggi?" (economia di mercato), "ho quest'idea che mi frulla, chissà che ne pensano gli altri" (dono).
Motivazione intrinseca: in altre parole, tocca parlare di psicologia.


Gravatar Sto scoprendo che leggere/scrivere commenti porta via un sacco di tempo, così come scrivere post. Riguardo alla regola 'non si parla di blog', forse è troppo restrittiva, ma confesso che è la prima cosa che ho pensato leggendo 'tormentoni' del tipo 'autoreferenzialità' e altri che ora non ricordo. Cioè come dire che a volte parlare di blog sembra sia importante quanto parlare di *veri* contenuti. Insomma io odio parlare di aria fritta. Scrivo su un blog da credo solo 6 mesi, ho iniziato per capire meglio cosa è un blog, lo sto trovando molto interessante e, soprattutto, dotato di enormi potenzialità. 'Sprecare' un blog parlando di autoreferenzialità mi sembra poco 'utile'. Ma magari con il tempo cambio opinione. Riguardo le distinzioni tra amatoriale e professionale, come ha già detto qualcuno, perché etichettare per forza? Perché non entrambi? Insomma, forse ci facciamo troppe 'pippe mentali'. E' vero che ad esempio esiste una certa responsabilità su quanto si scrive, ma, a mio modesto avviso, quando ci si comincia a chiedere 'questo lo scrivo o non lo scrivo?' allora il blog non è più un blog ma inizia ad assomigliare ad un giornale online. Cioè io la vedo così: il blog è mio? Si. Il blog è personale? Si. Allora devo poter scrivere ciò che voglio. Senza stare a pensare a chi legge, alle classifiche, alla remunerazione, a come si deve scrivere un blog etc. Altrimenti si perde di spontaneità. E si diventa un giornale. Le potenzialità dei blog sono: non sono censurati-controllati (a differenza dei giornali). Sono collocati all'interno di una rete di blog, perciò le notizie volano (vedi tormentoni tipo delurking day, twitter e autoreferenzialità). Sono un formidabile strumento di comunicazione. Questo è vero perché non ci sono etichettature, classificazioni, controlli etc. Dal momento che iniziamo ad inserire etichette, classificazioni, controlli, smanie di scalata nelle classifiche, smanie di visibilità etc., si inizia a diventare dei giornali e non più dei blog. Il mio è un blog amatoriale e sempre lo sarà (perché non sono un giornalista e perché voglio che rimanga tale). Se a tutto ciò dovesse aggiungersi una remunerazione ben venga, ma iniziare a scrivere un blog avendo come obiettivo la remunerazione, secondo me svilisce il significato vero del blog. IMHO


Gravatar Andrea, non lo reputo affatto lesivo di nessuna pratica. Credo di averlo espresso con chiarezza. Ognuno usa il blog come vuole e per quello che vuole, com'è naturale. Faccio solo notare che alcuni vantaggi tipicamente associati a questa pratica vengono meno se si esce da una logica sociale per entrare in una editoriale (che presuppone delle responsabilità).

Potrò anche essere smentita dai fatti, il mio è un ragionamento collettivo, non un'affermazione indiscutibile.


Gravatar Ciao Mafe.
Per te "il problema è quando si inizia a progettare la scrittura in vista di un fine". Ma io non credo sia possibile la scrittura in assenza di fini. Le righe escono fuori da desideri, da necessità interne: se tu sei pienamente gratificata dall'adesione ad un'economia del dono, perché il "di più" nei desideri di altri blogger lo reputi lesivo nei confronti della tua pratica?

Siamo tutti intenti a far conoscere questo meraviglioso strumento alla gran parte delle persone che ancora non ne hanno familiarità.
Ma per farlo non possiamo vincolarli all'uso che ne faremmo noi, dobbiamo darglielo appunto come "strumento" con cui soddisfare i personali bisogni.
Fino a quando non entreremo in quell'ottica non ci riusciremo.


Gravatar Oh, BiGiorgio, esiste gia' il Metitieri style? Devo registrare il marchio...

Ciao, Fabio.


Gravatar mafe, lo dico a te perché per l'ennesima volta ero d'accordo :) ma al mio solito non son riuscito a esprimerlo

credo davvero che sollevi un punto importante, e che finirà nell'agenda, nel corso dell'anno


Gravatar Grazie Elenoir, grazie Alessandro, grazie Dario. Credo proprio che al MarCamp ci sarò, basta che non sia in un posto scomodo da raggiungere.
Per quanto riguarda il "fine", è vero che è centrale, però nel post cerco di introdurre altri due elementi per me caratterizzanti: la libertà e la mediazione.
Finché uno scrive come vuole e quello che vuole, per me resta dono, anche se lo fa per vendere a Google (battutona). Il problema è quando si inizia a progettare la scrittura in vista di un fine.
Il mio riferimento non è solo l'economia del dono, ma anche (perdonatemi) lo zen. Giusto per citare un classico:

Qualsiasi sforzo abbia come obiettivo finale l'autoglorificazione è destinato a concludersi in un disastro. Quando si prova a scalare una montagna per dimostrare la propria bravura, è raro che si arrivi alla vetta.

- Robert Pirsig, Lo Zen a l'Arte della Manutenzione della Motocicletta


Gravatar Sarebbe tristemente curioso che uno dei luoghi in cui più la gente sta ritrovando il gusto di esprimersi scrivendo, diventasse il luogo privilegiato della caccia alle keyword lucrative... Insomma, spero proprio che non succeda. Che l'universo blog rimanga completamente esente da queste dinamiche è utopico; ma spero ragionevolmente che il fenomeno, chiamiamolo così, del fare blog, quel "desiderio di bloggarsi un po'" rimanga in misura maggioritaria spontaneo, disinteressato e libero. Non dovrebbe essere difficile, sono ottimista.
Grazie per la tua insistenza nel tenere vivo questo tema, che potresti portare al marcamp. a roma abbiamo sentito parlare troppo di clicthrough, di revenue eccetera. roba interessante, perché tutto ci interessa: ma mi dispiacerebbe che diventasse il vero fulcro, magari non dichiarato, dell'attenzione di troppi.


Gravatar Mi sono posta molte volte questo problema (soprattutto all'inizio, quando ho iniziato a coltivare la passione per il blog!)
Poi ho capito che come tutte le passioni non ha bisogno di paragoni proprio con nessuno!
Che gli altri facciano come vogliono!

Contenuti eccellenti, brava! Buona serata


Gravatar Interessante post. La prima cosa che mi è venuta in mente è:

CIT. "Nel momento in cui un blogger perde la sua libertà perché scrive (o usa altri strumenti di comunicazione) in vista di un fine esce dall'economia del dono ed entra nell'economia di mercato".

Credo che la chiave sia capire che cosa significa 'fine'.. Esiste anche una finalità retorica se vogliamo sottilizzare o l'obiettivo di imporre una propria idea.. Come se ne esce?

Intendevi limitare soltanto al ritorno economico? Al mercato del lavoro? tnx


Gravatar mafe, touché: in effetti è anche un problema di "grana" ;-)

mi fido, le distinzioni editoriali servono, dato che in effetti ci sono, in termini di tipologia di vincoli che ci si autoimpone

(OT. solo dubitavo, a livello argomentativo quindi un po' masturbatorio, che l'opposto della grana o simili vada cercato nell'economia del dono e del disinteresse, dell'assenza di vincoli, che imo non si dà mai. Al massimo economia del baratto senza moneta - o con diversa moneta: l'attenzione ad esempio. Poi è vero a livello pratico che le parole scritte su un blog troveranno + o - da sé gli interlocutori "affini" e ognuno sa che scrive per quelli, non per tutti e non per aumentarli tout court, e che non funziona diversamente. Però, non so perché, ma il reale non ci basta mai del tutto... O dovrei dire "mi"? Insomma non penso che le ricorrenti critiche metitieri style siano del tutto prive di una base di appoggio, e non perché 10000 mosche non si possono sbagliare - magari è sbagliato pensarle oome critiche, e vivere reciprocamente nell'opposizione "i blogger sono santi e puri" "no sono diavoli e impuri". Ma in effetti è un altro discorso. Alle volte parlo perché ho la bocca)


Gravatar Mafe, da quel punto di vista sono più che d'accordo con te. Sto ragionando sulla cosa, non è un argomento semplice. More to come :)


Gravatar Organizziamo un convegno.


Gravatar Alberto, e lo dici a me? Dico esplicitamente che non è la definizione di blog (o blogger) il punto, ma l'appartenenza a un determinato tipo di logiche e di dinamiche.
Al centro dell'attenzione è proprio l'ecosistema, ma anche il dare per scontato che per farne parte sia sufficiente usare un dato cms o la forma cronologica inversa o i commenti.
Questo anche per evitare disillusioni e successive retromarce (come con le community nel 2000).
Sull'interesse insito nell'economia del dono, ribadisco il ragionamento: il punto sta nel far quadrare interesse, mediazione e libertà. Poi io sono personalmente convinta che la serendipità paghi e la pianificazione no, ma questo è discutibile, me ne rendo conto.


Gravatar io quello che faccio veramente fatica a capire è l'insistenza nel voler definire cos'è un blog - dalla gif della pizia all'iniziativa di de biase. non che ci veda niente di male, ma mi sembra davvero il tentativo di definire un foglio di carta sulla base di quello che ci puoi scrivere su

sec me ci puoi scrivere su tutta la letteratura del mondo. poi la letteratura puoi studiarla e cercare di classificarla, ecco questo è un best seller fatto a tavolino da uno che vuole solo vendere, ecco questo è uno scrittore che interpreta bene il suo tempo, ecco questo mi ha proprio emozionato... etc

ma nessuno penserebbe mai che queste citate sono definizioni di "libro" o di "foglio di carta"

e soprattutto: chi diamine se ne frega, di cos'è un blog / foglio di carta? mentre certo mi interesso di cosa ci sia scritto sopra. ma vado caso per caso ed eventualmente raggruppo in cluster, come si fa nello studiare qualsiasi fenomeno

pers condivido che dovranno venir fuori importanti distinzioni. io oggi vedo blog network che fanno informazione puramente editoriale. sec me sono in conflitto con la legge, e anche abb.za in conflitto d'interesse. hai stra-ragione nel dire che in questo c'è bisogno di una responsabilità maggiore, buon richiamo d'attenzione a chi di dovere (tralasciando per ora il "chi")

nello stesso tempo se riescono a interessare i lettori, buon per loro. who cares.

ma se diranno fregnacce, prob ci sarà qualcuno che prima o poi li sgamerà. per cui trovo molto più importante, anziché l'ombelico del singolo blog, il corpo, l'ecosistema della rete, la pluralità di voci, che mi sembra ancora una novità storica dirompente

per l'economia del dono e far le cose disinteressate, ahimè, forse con gli anni arriva anche un cinismo forte. non conosco la teoria precisa, ma già "economia" a me fa pensare a "mercato e scambi" - di soddisfazione personale, di orgoglio egocentrico, di vera e propria auto-promozione, whatever. c'è sempre un motivo

ma, ripeto la domanda, perché ostinarsi a cercare una definizione?


Gravatar bg, io sono d'accordo con te, però qui il discorso è meno sottile e più di grana grossa, ti assicuro.
Sul fronte personale, c'è un discorso di serendipità più che di interesse, di passione per la cosa in sé, che è un interesse fortissimo ma indirizzato a un fine aspecifico.
Sul fronte editoriale (che è quello che mi preme) credo sia arrivato il momento di fare distinzioni importanti, fidati.


Gravatar Annarita, piacere di averti qui :-)
Sono assolutamente d'accordo con te, non sto parlando dell'essere pagati, ma nel modificare il proprio stile e i propri contenuti *solo* per essere pagati.


Gravatar Federico, credo che la parola chiave sia "incidentalmente". Io posso rimanere dura & pura anche con Adsense sul blog, ma se mi metto a scrivere post con parole chiave per massimizzare i clic, beh, mi pare evidente.
Idem per il nanopublishing, che non può non avere lo stesso problema dei periodici: criticare gli inserzionisti o no?


Gravatar imho
direi che di "disinteressato" non esiste nulla a questo mondo. Il fatto che noi speriamo esista dipende da un humus sostanzialmente cattolico, che ci fa pensare che se è interessata una cosa è un po' inferiore, e questo ci fa inventare il concetto di disinteresse (un po' con lo stesso meccanismo con cui si inventò lo spirito, l'anima e così via astraendoli assieme ai loro contrari). Tutto questo perché si confonde, per lo stesso meccanismo mentale, interesse con appropriazione ed egoismo - magari accettandolo come realtà inaggirabile. Invece nell'interesse, che è ovunque ci sia vita e creazione, ego e altro convivono e non sono separabili, dono e appropriazione sono inseparabili, altuismo e egoismo non esistono da soli (come insegnava qualcuno, peraltro, non si dà interesse senza conoscenza e viceversa). Al contrario, l'unico luogo in cui domina il disinteresse è nelle cose morte, o nel tedio come loro metafora, nello spegnersi del desiderio.

Il fatto che la rete funzioni come ambiente collaborativo si deve alla sua struttura, alla sua forma (cioè al suo essere) e non alle intenzioni più o meno psicologiche dei partecipanti. E sarebbe collaborativa anche se tutti coloro che la frequentano fossero ambiziosi o sfigati alla ricerca di qualche gratificazione - cosa in parte perfettamente vera - e questo perché i suoi meccanismi lo sono (esempio elementare: io cito te e ti mando traffico - sembra altruismo - ma al contempo citando, e non stando lì a guardare il muro, divento interessante e attiro traffico - sembra interesse).
Peraltro se la blogpalla ha un qualche significato come esperimento di "intelligenza connettiva" - bum - (cioè fare qualcosa di sé con gli altri partendo da comuni consapevolezze) è proprio quello di permetterci concretamente, in medias res, di bypassare le dualità pubblico-privato, presentabile-intimo, ufficiale-personale, perfezione-mostro. Facendo un blog ti scopri mosso fin nelle piccole cose da moventi mostruosi (e il contrario), e nello stesso tempo se hai fortuna li circoscrivi e li riconduci a un orizzonte positivo, perché non c'è creazione senza mostruosità (se non hai fortuna chiudi il blog, o perché ti annoi o perché ti sei scorticato troppo).


Gravatar Mafe, la differenza tra blogger professionisti, professionali e amatoriali è molto sottile e, dal mio punto di vista, parzialmente rilevante. Per me conta scrivere bene, avere cose da dire. Che poi lo si faccia su più canali (media tradizionali / web) o solo sul blog, che si venga pagati o, nella maggior parte dei casi, che non si tragga guadagno dalla scrittura non è così importante e non sempre compromette la cosiddetta economia del dono. Ti faccio un esempio che mi riguarda: un articolo pubblicato su carta e sul blog è fornito ai lettori gratuitamente e non andrebbe interpretato come uno spot: scrivere dei fatti miei o del nuovo libro di Tal de’ Tali è la stessa cosa, se si ha qualcosa da dire.


Gravatar Io non so se sono d'accordo su una cosa: e cioè che economia del dono ed economia di mercato debbano essere mutualmente esclusive.

Per dire, anche lo scambio del Kula, che Mauss cita come esempio di economia del dono, ha la funzione di mantenere i rapporti saldi tra persone che vivono in un gruppo di isole, e di favorire la comunicazione e lo scambio di idee. Ma, incidentalmente, tutto questo genera anche un'economia di mercato, perché favorisce i commerci tra gli abitanti delle isole.

Quindi non lo so bene cosa risponderti, Mafe. Facciamo che ci penso ancora un po'. Perché i problemi che hai sollevato non sono da poco :)


Gravatar Sarei anche d'accordo, in linea di massima, se non fosse che le contaminazioni esistono e non sempre sono positive.
A volte sono venefiche.
Vale quindi la pena dare un giudizio di merito e non limitarsi a dire che va bene lo stesso ma si sta dall'altra parte.


Gravatar "Tolli", io parlavo di intenzioni - o forse sarebbe meglio dire velleita' - e tutti i bloggher che conosco si fanno la pipi' addosso se vengono citati dai media mainstream. Se poi il citarli si rivelera' una moda passeggera, peggio per loro, ma il discorso non cambia.

Mante e' diventato particolarmente tronfio, tuttologo e insopportabile dal fatidico giorno in cui ha comunicato esaltato ai suoi cinque lettori che sull'Espresso era stato citato come bloggher autorevole (o qualcosa del genere), non ricordo in che anno.

Quanto a me: da anni ho deciso di non andare ai convegni e di non accettare inviti a eventuali interviste/trasmisisoni Tv (e in Tv sono passato solo una volta, secoli fa). Solo testo scritto o audio non in diretta.

Di', ma hai preso il posto di Goetz come mio - inutile e sparatavanate - commentatore ufficiale? Allora metti qualche interlinea ogni tanto, altrimenti ti licenzio.

Ciao, Fabio.


Gravatar Questa posizione di CiaoFabio è un ironica, altrimenti sarebbe meschina. I media tradizionali , in Ittalia, ovviamente,riprendono i Blog in maniera intensa solo da un anno a questa parte e spesso lo fanno in piccole rubriche ad hoc, oppure rubano idee ai blogger e non li citano(certo anche i Blogger fanno lo stesso e di più nei confronti dei media tradizionali), ma potrebbe essere solo una moda anche passeggera e tra qualche tempo potrebbero essere superati da qualcosa d'altro. I blogger credo che ci tengano molto ad essere ripresi da altri Blog, molti Blog possibilmente, essere ripresi sul web , loro ambiente naturale, avere molti lettori, gente che ti legga, che interloquisca con te, che condivida le tue opinioni e che, magari, ti dica bravo ma credo che siano meccanismi naturali tranne qualche Blogger "Santo" che un giorno scopriremo che predile l'umiltà e il nascondimento-
Poi certo che anche Metitieri vorrebbe essere invitato a Porta a Porta e sono sicuro che ci farebbe la sua Porca figura ma a meno che non si parli del web non lo inviteranno(e poi è uno snob potrebbe non andare ma magari ci va per vendere qualche copia del suo vecchio libro) ma questo è un altro paio di maniche.


Gravatar Parlare di che? Di chi usa il blog come trampolino di lancio per avere visibilita' sui media tradizionali? Cioe' di tutti i bloggher?

Ciao, Fabio.


Gravatar Certo che è difficile definire dei confini precisi, Tolli. Diciamo che se uno arriva al punto da avere due blog, uno personale uno professionale, è facile che il secondo rientri nell'economia di mercato (e quindi non benefici più delle dinamiche sociali di cui parliamo tanto).
Sugli esempi che fai nel secondo commento, beh, lì entriamo in un campo più psicologico che altro :-)
Secondo me qualunque cosa fatta per un fine ottiene effetti meno positivi di qualunque cosa fatta disinteressatamente, anche se il fine è positivo. Però possiamo discuterne (anche perché si potrebbe scatenare un paradosso non da poco ;-)


Gravatar Se per esempio uno sul suo Blog non parla più di un argomento perchè vede che ha troppa gente contro o perché nessuno lo considera è nell'economia del dono o cerca degli amici? Se parla bene del suo partito perchè spera che qualcuno venga convinto, se spera di trovare l'amore o degli amici, è ancora nell'economia del dono? Mentre se deve scrivere un post al giorno non per sentirsi vivo o come terapia per non ammazzarsi, o perchè fa in o lo fan tutti ma perchè è pagato dall'amministrazione per fare i post è professionale.


Gravatar Faccio fatica a seguirTi ma è un mio limite: ora una persona tiene un blog per il gusto di tenerlo ma poi parla anche del suo lavoro, viene apprezzato perchè ne parla bene e gliene danno dell'altro, di qualunque tipo, dallo sport alla politica, trova amici che lo possano aiutare nel suo lavoro, suggerimenti, critiche, consigli, tutto utile ad arricchirlo anche professionalmente e questo lo spinge a continuarle a tenerlo, e molto difficile stabilire il confine tra blog amatoriali e professionali nella maggior parte dei casi, c'è chi ne ha 2, uno di lavoro ma sempre spesso senza obblighi precisi ed uno più privato, ma ripeto, concretamente, è difficile distinguere. Poi c'è qualcuno, ma pochi, che lo tiene perché glielo ha detto il direttore del giornale ma sono così pochi che non fanno testo, in Italia, almeno, non siamo negli Usa.


Gravatar Sento di dover dire qualcosa, ma ho un attipo di tristezza in corpo, quindi rimando a data da destinare il mio intervento.

Il mio punto di vista, comunque, già lo si sarà intuito qui e lì.

Neanche a me va di infervorarmi, ma sarà perché adesso sono giù.
Dopo non so :-P


Gravatar Mi trovo d'accordo sia con te che con Mante....e son proprio curioso di leggere gli argomenti con cui ribatteranno i dissenzienti...


Gravatar Bello. Cosa vuol dire?


Gravatar non c'e' bisogno del dibattito. E' cosi' e basta ;-)


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