Contro la stupidità perfino gli dei lottano inutilmente (Federigo Schiller)

c'è un ingorgo di idee
più che negartisi fanno ressa, s'intralciano vicendevolmente e perciò stentano a uscire
oddio, stentano - nemmeno poi tanto
ciao


Gravatar C'era come un tappo, si vede, perché adesso figliano come conigli.


Gravatar Complimenti, ottimo pezzo.

Avrei preferito/immaginato/preconizzato un finale più melanconico/fatalista/pseudo(?)kafkiano(?!), tipo il giovane scrittore che scende dal treno, saluta tutte le idee che ancora s'affollano e agitano sul treno, sentendo che rimarranno com'erano, larve sottosviluppate condannate a restar tali, prive d'un ambiente nutritivo favorevole, e impossibili da reincontrarsi.

Come a dire che c'è chi nel quotidiano, insospettabile, coltiva inconsapevole e spontaneo queste microlarve narrative dalla vita breve ma dai potenziali sviluppi prodigiosi e c'è chi, scrittore, dotato dei mezzi per poterle crescere, si affanna inutilmente a trovarle dentro di sé, riuscendovi solo con fatica.

Chi ha pane non ha denti, chi ha denti non ha pane.
E ben poche possibilità di incontro e scambio, e di reincontro.


Gravatar Dunque, Yupa. In effetti, mentre tutto il corpo del racconto è venuto da sé, scivolato fuori senza violenza ed anzi senza difficoltà avrei potuto continuare parecchio su quella falsariga, il finale mi è costato diverse riscritture e soprattutto una riflessione non breve.
Più che naturale e adatto al resto del racconto e al suo tono, questo finale vuol esser programmatico, in una certa maniera. So che non ha molto senso mettersi a discutere di poetica e di scopi della letteratura, specialmente se poi chi lo fa non è neanche uno scrittore; ma lo faccio ugualmente, perché ritengo che chi si accosta a questo genere di mezzo narrativo, quantunque per diletto e non per professione, debba esser conscio di una serie di cose e debba aver ben presente perché scrive, prima ancora di decidere cosa scriverà.
Io credo fortemente che nessuna idea debba rimanere sul treno e che la rivoluzione tecnica di Internet possa divenire anche e soprattutto per queste narrazioni nascoste una rivoluzione culturale; questo non significa, intendimi bene, che io legittimi o apprezzi la diarrea di scrittura per cui ogni pestamerde si sente autorizzato a mettermi in imbarazzo chiedendomi di leggere, chiedendo al mondo intero (siamo su Internet)!, i suoi parti mostruosi, privi di preparazione o spessore.
Però oggi la possibilità c'è: leggete Cortàzar, leggete Dostoevskij, poi se sentite di avere idee forti e strutture in grado di sostenerle, scrivete. Io sono ottimista di costituzione e penso che anche il bancario e la casalinga possono produrre letteratura.
Tutto questo pistolotto per dire che il finale doveva essere quello.


Gravatar Amen.
tornerò


Gravatar Tutto il pistolotto per capire che io avevo capito l'intero raccontino in maniera completamente diversa dalle intenzioni dell'autore (l'intenzione dell'autore! quale orrido residuo da temino scolastico-liceale!).

Tutta l'(eventuale) riflessione sullo "stato della letteratura nell'epoca della telemetica globale", m'era completamente sfuggita.
Io avevo solo colto, con slancio solipsistico, la messa in scena tra chi ha idee ma non può e chi potrebbe ma non le ha.

Le idee, il treno se le porta via. Non dico sia illegittimo cercare di farle scendere (mi chiedo persino cosa mai significhi "illegittimo"). Ma mi chiedo sempre quanto sia possibile.

PS. Un anno e mezzo fa ho fatto parte di una "giuria popolare" per un premio letterario e, be'... ammetto che di fronte a certi treni di parole veniva voglia assai di dinamitare binarii & traversine tutti.




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